C’è qualcosa di speciale nel vedere Lucas e Arthur Jussen suonare insieme: due fratelli olandesi (62 anni in due) che condividono tutto — il palco, i viaggi, gli alberghi, la musica — da quando erano bambini. «Fu il nostro primo maestro a suggerirci di suonare insieme, e non abbiamo mai smesso. All’inizio era un modo divertente per fare qualcosa insieme senza litigare. Oggi è bello sotto ogni punto di vista.»
Il risultato di una simbiosi così profonda lo si sente e lo si vede: la loro non è la gestualità ieratica del cliché del pianista ispirato, ma una complicità anche fisica che si traduce in un’intima comunione espressiva. Il Corriere Musicale li ha descritti come «gioia pura per le orecchie, il cuore, il cervello e anche per gli occhi», con «una freschezza e una musicalità immense». Bachtrack ha parlato di «un’alchimia che trasforma la musica in oro».
Artisti Deutsche Grammophon dal 2010, hanno suonato con la Boston Symphony, la Chicago Symphony, il Concertgebouw e il Gewandhaus di Lipsia, con direttori come Eschenbach, Iván Fischer e Nézét-Séguin.
All’Unione Musicale propongono un programma che attraversa quattro secoli — da Bach a Gershwin, passando per Brahms, Fauré e Ravel — con l’aggiunta di una prima esecuzione assoluta: tutto il necessario per una serata indimenticabile.




