Maus (topo in tedesco) è il titolo di un romanzo a fumetti di Art Spiegelman, illustratore americano figlio di ebrei polacchi sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti.
A trent’anni dall’Olocausto – la prima parte di Maus risale al 1973 – Spiegelman inizia a raccontare una storia dalla forte tensione drammatica con rigore documentaristico: disegna se stesso che intervista suo padre mentre ricostruisce gli anni tragici in cui ha subìto la barbarie nazista.
Usa un tratto xilografico, in bianco e nero, incisivo, e fa sua una metafora semplice e disarmante raffigurando gli ebrei come topi e i tedeschi come gatti.
In questo lavoro teatrale lo stile scarno del pennino di Spiegelman si traduce in scene essenziali, luci soffuse, toni asettici, musiche percussive nelle quali regna lo strumento in bianco e nero per eccellenza: la batteria.



