Intervista a Giulia Rimonda e Lorenzo Nguyen

Il programma che presentate all’Unione Musicale include il Poème di Chausson, la Sonata n. 4 per violino solo di Ysaÿe e la Sonata in la maggiore di Franck. Che cosa vi ha spinto a scegliere questi brani? C’è un filo rosso che li lega o dei “messaggi” che cercate di trasmettere attraverso questo percorso musicale?

G: Il programma nasce come un omaggio a Eugène Ysaÿe: non solo violinista leggendario – chiamato da molti “il re del violino” – ma anche direttore, didatta e compositore. Tutti i brani che eseguiremo hanno un legame diretto con lui: il Poème di Chausson gli è dedicato, la Sonata in la maggiore di Franck fu un dono di nozze per lui e sua moglie, e al centro del concerto ci sarà la sua Quarta Sonata per violino solo, scritta per Fritz Kreisler, altro gigante del violino del Novecento.
Ci piace pensare a questo programma come al ritratto di una generazione aperta al futuro, proprio come la nostra oggi.

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Entrambi siete molto attivi nella divulgazione musicale. Qual è la sfida più ardua che incontrate nel cercare di rendere accessibile e coinvolgente la classica a un pubblico di vostri coetanei, magari non abituati a frequentare i concerti?

G: Sono convinta che la divulgazione musicale sia una responsabilità che noi giovani musicisti dobbiamo assumerci. Spesso, entrando in una sala da concerto, non trovo volti di miei coetanei: eppure so bene quanto un incontro possa cambiare qualcosa dentro di noi. È successo a me da adolescente, quando seguivo i concerti della RAI e correvo nel backstage a conoscere gli artisti: quegli incontri – generosi o deludenti che fossero – hanno acceso in me una scintilla che mi accompagna ancora oggi.
Per questo ho creato recentemente Resonance, un progetto che racconta la vita dei musicisti con sincerità e delicatezza: le prove, le emozioni, le fragilità dietro le quinte. Credo che la distanza che i giovani sentono rispetto alla classica non sia mancanza di interesse, ma paura di sentirsi fuori posto. L’essenziale, per me, sta nel trasformare la musica classica in racconto: quando questo avviene, anche il repertorio più arduo diventa immediatamente accessibile.

L: Ho sempre considerato la divulgazione parte integrante del mio lavoro e mi è difficile separare il momento di condivisione musicale con il pubblico durante il concerto dalla sua preparazione. Ritengo prezioso, nella vita quotidiana, uscire dalle logiche musicali da “addetto ai lavori” per comprendere meglio le esigenze dei coetanei non musicisti e instaurare con loro un dialogo che escluda l’idea della classica come sapere ex cathedra e aiuti ad abbattere le barriere che le ritualità talvolta rigide dei concerti tradizionali finiscono per imporre.

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In che modo la vostra formazione personale (origini, studi, esperienze…) influenza oggi il vostro approccio interpretativo? Ci sono aspetti della vostra identità che ci tenete particolarmente a far emergere?

L: Non mi è semplice stabilire un legame diretto tra la formazione personale e l’approccio interpretativo, ma sento che, maggiori sono gli stimoli che ricevo dagli incontri con le persone e dalle esperienze di vita, più impellente diventa l’esigenza di condivisione quando suono. In particolare porto grande gratitudine agli insegnanti che sono stati per me un modello musicale e umano, e da loro spero di aver imparato a non scegliere quali aspetti particolari della mia identità far emergere durante il concerto, ma, piuttosto, a mostrarmi globalmente per quello che sono, senza celare limiti e fragilità.

G: Sono cresciuta in un ambiente familiare immerso nel grande repertorio violinistico, e questa base mi ha dato prospettive e strumenti preziosi. Ma la vera passione per la musica è nata quando sono uscita da quella “bolla” familiare e ho iniziato a capire cosa significasse davvero per me: come mi faceva sentire e cosa mi emozionava.
Ogni incontro con maestri, amici, colleghi o persone anche al di fuori del mondo musicale ha contribuito a modellare le mie idee. Ogni dettaglio, ogni esperienza, anche piccola, mi offre sempre uno spunto di riflessione e mi aiuta a crescere, sia come musicista che come persona. La base familiare è stata fondamentale, ma tutto ha cominciato a prendere senso quando la musica è diventata davvero mia, qualcosa che sento dentro e attraverso cui posso esprimermi.

Per chi non vi conosce ancora, ma è curioso: che cosa vi emoziona di più nel salire sul palco? Qual è quel momento — prima, durante o dopo il concerto — che considerate magico?

G: Il momento più intenso, per me, è quello che precede l’ingresso in scena: l’attimo in cui l’agitazione si trasforma in concentrazione pura, in un’energia che poi diventa musica. Non nego di essere sempre molto emotiva, di sentire forte la responsabilità; ma tutto cambia non appena inizia lo scambio con il pubblico. Lì ogni ansia si dissolve e resta solo la gioia di condividere, di vivere quel “qui e ora” che rende ogni concerto unico e irripetibile.

L: Per me è un momento molto speciale quando, durante l’inchino, riesco a riconoscere tra il pubblico i volti di amici o persone care. Diventa subito più facile sentire per chi sto suonando e concedermi con maggiore affetto alla musica e a chi ascolta.

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Un consiglio per i lettori. Per voi qual è “il classico che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta nella vita” e perché?

G: Le preferenze musicali sono soggettive, quindi è molto difficile indicare un brano che tutti dovrebbero ascoltare. Posso però augurare a chiunque di provare l’emozione che la musica sa dare: commozione, partecipazione, il piacere di lasciarsi trasportare. Studiare e suonare per la prima volta un concerto come quello di Cajkovskij o di Brahms è stata per me un’esperienza straordinaria, e spero che chiunque possa provare emozioni simili ascoltando grandi capolavori come questi.

L: Mi viene in mente, pensando al nostro presente, la Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito dal Quartetto op. 132 di Beethoven. Non tanto come semplice conforto, quanto come aspirazione a una guarigione della nostra umanità dall’odio e dall’indifferenza di fronte alle notizie quotidiane di civili, donne e bambini uccisi in Ucraina e in Palestina.

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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