Intervista esclusiva all’ensemble Delirium Amoris

Delirium Amoris, ensemble nato nel 2022, ha un nome molto evocativo: a che cosa si riferisce?

Delirium Amoris è un nome che gira in testa a Stefano Stefano Gérard fino dal 2021, quando durante il suo percorso nel preparare la tesi di laurea si è imbattuto nella raccolta di concerti grossi del compositore tedesco Georg Muffat, di cui l’undicesimo concerto è intitolato proprio Delirium Amoris. Musicalmente ne fu fin da subito molto ammaliato, a tal punto da decidere poi di utilizzarlo come nome per l’ensemble. Un “Delirio d’amore” è quello che vogliamo trasmettere al pubblico attraverso la nostra musica, con l’idea che il turbinio delle passioni che mettiamo sul palco arrivi allo spettatore senza filtri e con tutta l’energia con cui lo esprimiamo. Delirium Amoris vuole essere in tal senso dirompente, galvanizzante, o commovente fino alle lacrime, attingendo a una gamma di emozioni più ampia possibile.

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Che caratteristiche deve avere un pezzo perché vi innamori “alla follia”?

La musica antica è un campo di ricerca che offre tantissimi spunti interessanti; se dovessimo proprio scegliere una caratteristica che ci colpisce più di ogni altra è la stravaganza e l’originalità di un pezzo. Durante l’epoca barocca infatti, molti compositori hanno espresso la loro creatività senza timore di rompere gli schemi del loro tempo, dando vita spesso a composizioni dal carattere eclettico, spettacolare e con elementi di grande novità. Quando ci capita di trovare brani di questo tipo non sappiamo resistere, e la voglia di intravedere la personalità di chi scrive tra le righe prende il sopravvento!

Il programma che presentate all’Unione Musicale sarà squisitamente vivaldiano, con una scelta di pagine tratte da tutti i principali ambiti di produzione: musica sacra, operistica e strumentale. Che criterio ha guidato la selezione dei brani in programma? Quali sono le “tinte oscure”, misteriose, che potremo scoprire grazie al vostro concerto?

Vivaldi è un compositore con una produzione molto vasta, noto benissimo a tutti per alcune melodie tra le più conosciute; basti pensare alle Stagioni o al Gloria. Con questo programma abbiamo voluto rappresentare un’anima più introspettiva e meditativa del grande compositore veneziano, che non ha solo pensato a fantastici concerti pirotecnici e virtuosità strumentali, ma ha voluto anche esprimere in tutti gli ambiti musicali una grande profondità d’animo volta a rappresentare anche gli aspetti più enigmatici dell’animo umano. Le “tinte oscure” infatti sono quelle che Vivaldi utilizza per sottolineare l’ambivalenza delle emozioni umane; ed ecco allora che “cum dederit dilectis suis somnum” suggerisce un ritmo di siciliana, cullante e sognante per l’umanità intera, dove “i violini con i piombini” contribuiscono però a creare un’atmosfera cupa e densa; similmente in “Vedrò con mio diletto” viene dolcemente rappresentata la speranza di Anastasio di rivedere l’amata dopo aver sconfitto il suo nemico, senza tuttavia dimenticare le difficoltà che si frappongo tra il ricongiungimento dei due amanti, in un’infinita tensione bivalente tra bene e male, amore e odio, luce e tenebre.

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Proprio a Vivaldi e alla sua influenza sulla musica del tempo è dedicato il vostro album d’esordio, che uscirà a breve. Quale aspetto dell’eredità artistica del compositore vi sembra più rilevante? La grandissima notorietà di alcuni brani (come ad esempio Le Stagioni) giova o nuoce alla percezione di Vivaldi e alla sua reale conoscenza?

Il nostro primo album vede Vivaldi come figura cardine per disegnare un ritratto del compositore italiano che fa fortuna in Europa. Pochi infatti possono vantare una notorietà e fama simile a quella che il Prete Rosso ebbe in vita. Sono tantissimi i compositori che prendono spunto dal suo lavoro (basti pensare J.S.Bach), e molti compiono dei viaggi in Italia appositamente per poterlo conoscere. Tra questi c’è sicuramente Johann Georg Pisendel, che nel 1716-17 ebbe l’occasione di conoscerlo a Venezia, e durante la sua permanenza nella Serenissima ebbe l’occasione di trascrivere vari suoi lavori, oltre a rimanerne profondamente affascinato e influenzato. Vivaldi fu un modello da imitare per un’intera generazione, e pose le basi per lo sviluppo del linguaggio musicale a lui successivo. In quest’ottica, le sue opere più famose, come Le Stagioni, possono senz’altro essere una porta ingresso nel mondo vastissimo di un compositore eclettico e fortemente sfaccettato, ma vorremmo che fossero solo l’inizio di un viaggio alla scoperta dell’opera vivaldiana e della sua eredità europea.

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

 

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