Intervista all’ensemble
La Vaghezza

Maestri, il programma che eseguirete all’Unione Musicale si intitola Artificji musicali: che percorso di ascolto propone al pubblico? Qual è la cifra che lo caratterizza?

Il titolo si ispira ad una raccolta di Giovanni Battista Vitali, compositore secentesco, che il frontespizio ci dice contenga “CANONI | IN DIVERSE MANIERE, | CONTRAPVNTI DOPII, | INUENTIONI CVRIOSE, | CAPRITII, E SONATE”.
Il programma che proponiamo affianca composizioni del periodo, a volte mescolando versioni di diversi autori dello stesso “standard”, a composizioni nostre o arrangiamenti all’ensemble di brani concepiti per un altro organico. Una chiave di lettura è dimostrare che la musica, soprattutto quella barocca, è materiale vivo e malleabile che già all’epoca veniva adattato ai contesti o composto all’occasione.
In più, la parola “artificio” sottende due concetti che sono insiti nella composizione: ciò che è artificiale, che è costruito per funzionare e non è una libera e “sregolata” espressione dell’animo; ma anche qualcosa fatto a regola d’arte, seguendo le regole del contrappunto. Accanto agli artifici antichi ci sono i nostri, quelli moderni.

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In concerto eseguite anche brani scritti da membri dell’ensemble. Si tratta di rielaborazioni di musiche antiche oppure di composizioni del tutto nuove? Se sì, in che modo questi pezzi dialogano con il repertorio antico? 

L’esperienza nel repertorio secentesco e la nostra personale inclinazione alla composizione, ci ha portato ad immaginare dei brani che, con gradi diversi di approssimazione, ricalcano il repertorio barocco.
Alcuni di loro, come il Passemezzo e la Passacaglia, sono bassi ostinati su cui si costruiscono delle variazioni; altri, come la Sonata a due violini, riesumano l’abilità e la sagacia nel contrappunto Cinquecentesco; la sonata “Dale Campeón” è un gioco umoristico nell’interpolare il motivo cantato dalla nazionale argentina vincitrice dell’ultimo mondiale in un’atmosfera simile a quella di una composizione di Biagio Marini.

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Quando affrontate lo studio dei brani barocchi, intervenite in qualche modo per adattarli alla vostra formazione?

Spesso il repertorio di inizio barocco non ha specificato l’organico preciso a cui si riferisce: le voci superiori possono essere dunque interpretate da strumenti melodici acuti, quelle inferiori da strumenti gravi e dal continuo. Sappiamo però che il Seicento è il secolo di sviluppo del violino, quindi i compositori in area lombarda, come Turini, avevano sicuramente quello strumento come riferimento. Questo adattamento è normale perché si basa sulla natura dell’ensemble e sul grado di complicità degli esecutori che, in questo repertorio, è più importante rispetto alla precisa ricostruzione storica dello strumento che per primo ha eseguito quel brano.
In altri casi, invece, l’adattamento è più forzato per avere la possibilità di eseguire un brano immaginato, ad esempio, per tastiera o per ensemble vocale.

I prossimi concerti dell’Unione Musicale

Intervista raccolta da Liana Püschel per l’Unione Musicale

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