Maestro Strata, com’è avvenuto il suo avvicinamento alla musica? Proviene da una famiglia di musicisti?
Il mio avvicinamento alla musica è stato molto naturale. I miei genitori non sono musicisti, ma in casa avevamo un vecchio pianoforte verticale, che un giorno ha iniziato a incuriosirmi. Inoltre mia nonna, che aveva imparato a suonare da ragazza, mi faceva ascoltare alcuni Notturni di Chopin quando andavo a trovarla da bambino. Ricordo che rimanevo completamente incantato da quel mondo di suoni, e da quel momento la musica è diventata la parte più importante della mia vita.
C’è un pianista al quale si ispira o per il quale prova una particolare ammirazione?
Ammiro interpreti che riescono a unire rigore, libertà e una forte identità artistica. Uno dei pianisti che più mi ispira è senz’altro Rachmaninov, per la sua unica personalità , il suo lirismo e la sua tecnica straordinaria.
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Quale sente possa essere il ruolo di un musicista nella società odierna?
Credo che il ruolo del musicista oggi sia soprattutto quello di creare spazi di ascolto, di condivisione e di attenzione. In un mondo molto rapido e spesso rumoroso, la musica può offrire un tempo diverso, più concentrato e umano, e creare un contatto autentico tra le persone.
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Nei suoi programmi spicca spesso Chopin: prova un’affinità speciale per la sua musica?
Senz’altro, è proprio attraverso la sua musica che mi sono innamorato del pianoforte, e mi ha accompagnato durante tutta la mia vita artistica. È un compositore che richiede una grande onestà interpretativa: non tollera eccessi né superficialità . Ogni volta che torno a Chopin ho l’impressione di tornare in contatto con le più sincere parti di me stesso.
Perché ha scelto il Minuetto D. 600 di Schubert per l’apertura del suo recital torinese?
Mi affascina molto il carattere sospeso di questo brano. È semplice solo in apparenza, ma racchiude un senso di ambiguità e di silenzio che trovo molto schubertiano. Aprire il recital con questo Minuetto significa invitare subito l’ascoltatore in un clima di ascolto intimo e attento.
La Ballata n. 3 di Chopin le suggerisce immagini o storie particolari?
Non penso a un racconto preciso. Piuttosto, questa Ballata mi evoca una successione di stati d’animo: leggerezza, inquietudine, improvvisi slanci lirici. La magia della musica è proprio quella di poter suggerire immagini diverse a ciascun ascoltatore, a seconda del sentire e dell’emotività individuale di ognuno.
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Intervista raccolta da Liana Püschel per l’Unione Musicale

