Intervista esclusiva a Luca Guglielmi

Maestro Guglielmi, dopo lo straordinario concerto bachiano della scorsa stagione, torna a dirigere Solisti, Coro e Orchestra dell’Accademia Maghini come primo direttore ospite. Come descriverebbe la collaborazione con questo ensemble?

«È sicuramente una felice ricorrenza, che giunge con ritmo annuale alla nostra terza occasione, dopo la Passione secondo Matteo del 2022 e il Magnificat dell’anno scorso. L’Accademia Maghini raccoglie le migliori forze vocali e strumentali della “Torino barocca“, con uguale attenzione per i professionisti dall’esperienza preziosa (penso agli amici Alessandro Conrado e Paola Nervi) così come per i giovani emergenti (non posso non citare Max Danta, che ha appena vinto il primo premio al Concorso Internazionale di Innsbruck).
L’invito di Claudio Chiavazza e di Elena Camoletto a dirigere il loro ensemble su base regolare è per me un onore e un piacere, anche per via delle comuni radici e indirizzo interpretativo».

 

Nel nuovo appuntamento all’Unione Musicale proporrete un’altra monumentale composizione sacra di Bach, la Passione secondo Giovanni, nella prima ricostruzione moderna della III versione. Perché avete fatto questa scelta? Quali sono le peculiarità di questa versione?

«L’esegesi musicologica bachiana (non si sarà mai abbastanza grati al lavoro “certosino” di Arthur Mendel) distingue e descrive quattro versioni che vanno dal 1724 della “creazione” all’ultima revisione documentata del 1749. In realtà i documenti ci consegnano una realtà anche più articolata, con cambiamenti e aggiunte per ogni esecuzione documentata. Per tradizione si suole eseguire una versione “mista” che mescola allegramente le revisioni degli anni 1739-1749. Nell’occasione di questa nuova esecuzione per l’UM mi sono rifatto a una versione che Bach approntò tra il 1732 e il 1735 che aveva come particolarità l’eliminazione delle interpolazioni dal Vangelo di Matteo, ritenute troppo “spettacolari” dalle autorità religiose e municipali di Lipsia (ad esempio il pianto del pentimento di Pietro o lo squarcio del velo del tempio, presenti invece nelle altre versioni) e l’inserimento di alcuni numeri musicali di rarissimo ascolto, tra cui un’aria sostitutiva straordinaria per “Ach, mein Sinn” e una Sinfonia per la discesa di Cristo agli Inferi. Presenteremo inoltre la Passione nell’ambito del suo contesto liturgico, con alcuni corali a introduzione, intermezzo e postludio che sappiamo erano di consuetudine all’epoca di Bach».

 

Per concludere, posso chiederle cosa significa per lei offrire una “esecuzione storicamente informata”?

«Tramontata l’ubriacatura ideologica del “suono originale” e delle curiosità filologiche fini a loro stesse, l’approccio odierno sposta l’attenzione sulla Musica e la sua “rivivificazione” nel momento presente. Le informazioni sul contesto storico (fonti, strumenti, trattati, materiali d’esecuzione, luoghi e situazioni delle esecuzioni) vengono posti nel loro giusto ruolo e valorizzati ma mai a discapito di un moderno approccio hic et nunc.
L’interprete (e questa è la mia personale visione) si muove quindi al sicuro sul sentiero esecutivo solo se “protetto” da due fondamentali bordi: la Filologia (ovvero quanto prima delineato) e la Fenomenologia (l’osservazione di come si comportano i suoni per se). In questo modo si cerca di pervenire a una specie di visione umana e “olistica” della Musica, evitando da una parte lo sfrenato Soggettivismo e il freddo Oggettivismo dall’altra.
Il Musicista-Interprete è sempre responsabile nei confronti della Comunità delle sue esecuzioni e il fine ultimo dovrebbe essere il porgere agli ascoltatori un’esecuzione ricca di emozioni, significati e contenuti ma anche (perché no?) dubbi, interrogativi e proposte di riflessione».

Intervista raccolta da Liana Püschel per l’Unione Musicale



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