Intervista esclusiva a
Simone Campa – Orchestra Terra Madre

Maestro Campa, come nasce l’idea di un’orchestra legata a Terra Madre, la grande manifestazione di Slow Food?

Ho curato musicalmente le cerimonie internazionali di Terra Madre, dal 2014, orchestrando musicisti provenienti da ogni angolo del pianeta, ospiti di questo grande evento capace di collocare Torino al centro del mondo. Questa particolarissima direzione musicale mi ha portato a investigare e sperimentare, concretamente, il potere della musica come linguaggio universale.

Cercare elementi musicali comuni alle diverse tradizioni, allestire repertori trasversali ad epoche e geografie in grado di abbracciare e valorizzare le identità di ogni artista presente, ponendolo in dialogo con altri modi di intendere e fare musica, é diventato cosí un modus operandi che mi ha permesso di ampliare sensibilmente lo sguardo verso territori musicali nuovi ed inesplorati. Per potermi relazionare al meglio con nuovi musicisti, nuovi strumenti, nuove lingue, nuove scale, pattern ritmici e poliritmie, è stato di sicuro aiuto quel personale bagaglio di conoscenza accresciuto in anni di ricerca sul campo in ambiti di etnomusicologia e antropologia tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente.

Ogni edizione di Terra Madre è una esperienza di eccezionale portata culturale, arricchente tanto sul piano umano quanto sul fronte artistico. L’Orchestra Terra Madre prende vita in questo contesto fertile e creativo di incontro tra persone e tradizioni, in cui la conoscenza reciproca, la valorizzazione delle identità culturali ed il significativo confronto che ne consegue sono valori essenziali e fondanti. Grazie alla sensibilità personale di Carlo Petrini, unita alla sua grande passione per la musica, e grazie a Slow Food che sin dal principio ha creduto in un progetto di orchestra interculturale e multietnica come naturale evoluzione artistica delle esperienze legate a Terra Madre, l’OTM ha potuto assumere una forma stabile e lungimirante. É oggi, a tutti gli effetti, una comunità in cui i musicisti possono trovare un punto di riferimento ed esprimere al meglio le proprie tradizioni musicali, mettendole a disposizione di processi creativi condivisi e in costante evoluzione.

I risultati ottenuti negli anni in diversi contesti, dal teatro alle rassegne musicali, hanno permesso all’Orchestra di sperimentarsi e rafforzare il proprio percorso professionale. Significativa è stata la lunga esperienza con lattore Silvio Orlando: sei anni di collaborazione e una doppia tournée – oltre 300 repliche – nei più importanti teatri italiani. L’Orchestra Terra Madre ha realizzato dal vivo la colonna sonora dello spettacolo “La Vita Davanti a Sè”, opera in cui l’autore Romain Gary dipinge storie di vita e di convivenza di una multietnica periferia di Parigi degli anni ’70.

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Che cosa hanno in comune il cibo e la musica?

La ritualità. Il rito collettivo inteso come momento di condivisione, sacro o profano, comune alle tradizioni di tutto il mondo, è sicuramente connotato dalla presenza di elementi e pratiche che favoriscono il legame comunitario: il cibo, la musica, il linguaggio sono strumenti che attraverso la convivialità favoriscono la comunicazione e le relazioni, il rafforzamento dell’identità personale e la coesione della comunità di appartenenza.

Vi è poi un aspetto simbolico che accomuna cibo e musica, una dimensione trascendente di spiritualità che ho potuto incontrare in molte feste rituali e celebrazioni a cui ho preso parte in prima persona: il cibo – coltivato, procacciato, trasformato e preparato grazie a un lavoro condiviso dalla comunità – crea una connessione emotiva con la Madre Terra, con la sua forza generativa, con i suoi cicli; la musica è capace di predisporre e generare, nella persona, uno stato contemplativo molto profondo.

Con Slow Food, non solo in occasione di Terra Madre, promuoviamo numerose iniziative aperte a tutti, che permettono di vivere e approfondire un connubio tanto ancestrale” quanto immediato: quello tra cibo e musica, intesi come espressioni di cultura e conoscenza, e non come semplici forme di intrattenimento o consumo.
Ci soffermiamo sul valore della condivisione, intesa come strumento di crescita personale e, di riflesso, collettiva.

Il cibo è salute, socialità, collaborazione. La musica è espressione personale, interpretazione, identità e scambio. Ma, se ci fate caso, questi stessi concetti si possono attribuire a entrambi: cibo e musica parlano una stessa lingua.

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L’Orchestra ha una formazione stabile o cambia volta per volta? Come sarà quella che si esibirà al Teatro Vittoria?

L’Orchestra è una comunità internazionale di musicisti. È una realtà artistica in continua evoluzione ed è attualmente formata, nel suo complesso, da oltre trenta musicisti e cantanti che risiedono in Italia ed in altri 15 nazioni tra Centro e Sud America, Europa, Africa, Iran e India. Come è facile immaginare, non sono tante le occasioni in cui è possibile riunire tutti i suoi componenti – anche per le evoluzioni geopolitiche in costante cambiamento: durante Terra Madre Salone del Gusto abbiamo avuto più volte l’opportunità di allestire la sua formazione più estesa con l’impegno di celebrare e rappresentare quante più identità e tradizioni possibili. È capitato che musicisti dall’Iran e da altre nazioni dell’Africa non riuscissero a raggiungerci per limitazioni improvvise.

L’Orchestra Terra Madre si esibisce da più di dieci anni con formazioni variabili, adattandosi al contesto e molto spesso configurandosi secondo focus geografici o culturali che caratterizzano i diversi festival ospitanti. Si parte generalmente dal quartetto, fino a raggiungere l’organico che darà vita al concerto al Teatro Vittoria: una delle formazioni più numerose che abbiano mai preso forma in una stagione musicale. In occasione del concerto nella vostra rassegna, l’organico dell’Orchestra sarà ampio e significativo, vedrà coinvolti musicisti da Senegal, Burkina Faso, Perù, Iran e provenienti da diverse regioni d’Italia, portatori di nostrane tradizioni locali e rappresentanti di minoranze linguistiche – tra Piemonte ed Occitania, Puglia, Campania e Sicilia.

Una formazione che potrà interpretare una varietà molto ricercata di generi musicali, di lingue e dialetti, di strumenti musicali: dal “tanbur”, liuto persiano al “balafon”, xilofono pentatonico dell’Africa Occidentale appartenente alle culture Susu e Malinkè; dal tamburo a cornice del Mediterraneo – protagonista indiscusso di scene rituali ed estatiche presenti in pitture vascolari di Grecia e Magna Grecia – alla fisarmonica cromatica; dal “tamà”, tamburo definito “parlante” in quanto capace di produrre modulazioni simili alla voce umana, strumento tipico dei griot ovvero i cantastorie dell’Africa Occidentale, alla “chitarra battente”, strumento di cantastorie e suonatori del Gargano, del Cilento, del Cosentino.

 

Il programma include pezzi popolari provenienti dall’Africa, dall’America latina e dall’Italia. C’è qualcosa che accomuna questa varietà di brani?

Il repertorio dell’Orchestra nasce da una mia ricerca nel panorama musicale personale dei singoli musicisti, che mettono a disposizione di un processo creativo condiviso brani e musiche a cui sono legati e che maggiormente li rappresentano. Sono brani che generalmente vengono appresi e trasmessi oralmente, tramandati attraverso generazioni; brani che appartenevano al proprio ambiente famigliare, alla comunità di origine, alla propria tradizione religiosa o spirituale. Posso dire, con emozione, di aver potuto testimoniare che ogni musicista incontrato ha sempre potuto ritrovare nel proprio ricordo un canto imparato dalla nonna, una nenia cantata dalla propria madre, un canto che accompagnava i giochi di infanzia o di adolescenza, un ritmo che accompagnava una processione o una celebrazione, una canzone trasmessa dalle emittenti radio locali.
Nelle musiche di tradizione possiamo ritrovare la presenza costante di questi due elementi: il ritmo e la melodia. Sono gli elementi principali che prendo in analisi e da cui parto per comporre quel “mélange” musicale che caratterizza ogni brano del repertorio dell’Orchestra.

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Intervista raccolta da Liana Puschel per l’Unione Musicale

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