Intervista esclusiva a Valentina Coladonato e Annamaria Garibaldi sullo spettacolo “Suite Sconcertante”

Valentina Coladonato e Annamaria Garibaldi, come nasce la vostra collaborazione e l’idea di creare uno spettacolo fuori dagli schemi?

AG: Conosco Valentina dai tempi del liceo, entrambe abruzzesi, allieve del Conservatorio di Pescara. La nostra prima esperienza musicale insieme è stata su un palcoscenico, il Teatro ‘Fenaroli’ di Lanciano, in occasione dell’allestimento di un’operetta con personaggi stravaganti e momenti improvvisativi di grande comicità. Come dire che la ‘vis comica’ era già nell’aria… L’idea nasce da un sogno di Valentina, una visione, un po’ come il sacrificio della vergine al dio della Primavera che ebbe Stravinskij prima di comporre ‘Le Sacre’. Solo che, questa volta, l’Eletta era un Eletto: Almo! “Ho sognato un pupazzo di pezza e noi due intente a sorseggiare un tè su un palco. Dobbiamo assolutamente scrivere uno spettacolo!” E così è stato. Un intero pomeriggio durante il quale abbiamo messo nero su bianco le nostre idee, le passioni, i temi esistenziali ai quali teniamo, le fonti di ispirazione, le nostre letture, i brani musicali più amati e, piano piano, la Suite ha preso forma. Una forma, per l’appunto… Sconcertante!

Che cosa deve aspettarsi il pubblico che verrà ad assistere a Suite Sconcertante? Qual è il fulcro dello spettacolo?

AG: Di piangere e di ridere. Di riflettere e di svagarsi. Profondità e leggerezza che viaggiano a braccetto. Il focus è sulla vita di tutti i giorni, all’insegna della velocità e, troppo spesso, della superficialità. Un incontro con i retroscena meno conosciuti dei grandi artisti del passato e del presente. Lo spettacolo è un invito a cogliere i dettagli della vita, quelli più semplici, un fiore, una poesia, il ritratto di una donna, un tè in compagnia; ma anche un monito a ricordare il ‘male’ del mondo, la dittatura, le dittature! L’abbandono, l’assenza. Un’occasione per sottolineare ciò che si perde quando l’umanità smette di ‘sentire’. L’amore, in tutte le sue forme, rappresenta il fulcro della Suite e, in fondo, della vita. Lo spettacolo è una metafora artistica dell’esistenza.

VC: La Suite integra in una morbida continuità temi di grande attualità con il garbo e la leggiadria della comunicazione tutta al femminile. C’è un iter ben preciso su tutte le tematiche della vita affrontate partendo dal leggero al comico al romantico (la cerimonia del tè, la cucina, l’amore, i legami affettivi), dipanandosi poi nel serio e drammatico (l’emigrazione, la perdita), per stemperarsi nella giocosa follia finale.

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Tra gli argomenti toccati, ci sono vari riferimenti all’Argentina, con Borges, le Madres de Plaza de Mayo e Piazzolla. Avete qualche legame speciale con il Sudamerica?

AG: Il Sudamerica è un luogo intriso di fascino e avventura. Dai romanzi di Gabriel Garcia Márquez alle poesie di Pablo Neruda; dagli enigmi labirintici e intertestuali di Jorge Luis Borges al tango ‘nuevo’ di Astor Piazzolla. Nella Suite abbiamo scelto di raccontare la nascita del tango con l’aiuto di Almo, non solo nell’accezione di danza ma come ‘ricerca di identità’. Come ‘creatura dell’emigrante’. I ‘vuelos de la muerte’ nell’Argentina dittatoriale di Videla sono, inoltre, fra i temi a noi più cari per ricordare uno dei momenti più bui come quello della ‘Guerra Sporca’. Personalmente, nell’agosto 2026, debutterò in Argentina con lo spettacolo ‘Perramus’, che vedrà l’esecuzione di un brano originale per pianoforte a 4 mani (Duo Maclé) e ensemble, scritto appositamente dal compositore italo-argentino Luis Tenaglia, ispirato al fumetto disegnato da Alberto Breccia su testo di Juan Sasturain, vincitore del premio Amnesty International (1985), ambientato ai tempi del ‘Processo di riorganizzazione nazionale’ della dittatura militare argentina.

VC: Il tema della perdita di un figlio, del dolore lancinante di una madre che vede il vuoto davanti a sé (lo smarrimento/sgomento iniziale e infine la consapevolezza terribile di non rivederlo più) ci ha toccate profondamente.
Inoltre la musica di Piazzolla secondo noi era il modo più bello per terminare lo spettacolo con un’impennata, con un’allegria che si lascia dietro i pensieri, che invita a vivere la vita un po’ “alla giornata”. Il tema del tango poi è fondamentale: c’è un raccordo ponderato, punti chiave che fanno da cornice alla storia e allo spettacolo intero.

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Dal 2023 portate la Suite Sconcertante nei teatri italiani con molto successo. Proponete la versione originale oppure in questi anni lo spettacolo è cambiato?

VC: In linea di massima siamo rimaste fedeli al copione iniziale. Dirò con un certo orgoglio che abbiamo cambiato quasi solo qualche virgola: la sceneggiatura era già pronta e “piena” quel lontano pomeriggio fruttuoso in cui l’abbiamo ideata e messa giù con l’alacrità e la frenesia quasi infantile di due ragazzine eccitate da una scoperta fantastica.

AG: La Suite Sconcertante è come un organismo vivente. Lo abbiamo partorito, amato e curato negli anni, a partire dal periodo post Covid. È stata quasi una ri-nascita. Un grido di vitalità e giocosità dopo mesi di chiusura e isolamento. Per questo è giovane, grintosa e, seppur proposta nella sua versione originale, arricchita man mano di dettagli, particolari, nuovi gesti, idee che la rendono sempre recettiva anche a ciò che con Valentina viviamo nel nostro quotidiano. Cambia con noi, si trasforma con noi…e con Almo, l’uomo dal carattere apparentemente…tranquillo! (cit.)

Sul palcoscenico salirà ancora il pupazzo Almo? L’idea di realizzarlo è un richiamo alla bambola Alma di Oskar Kokoschka? Qual è il suo “ruolo” nello spettacolo?

VC: Assolutamente sì. Almo è il protagonista maschile muto ma indiscusso della Suite. Doveva esserci per forza perché era già nel mio sogno ancor prima di creare tutto: a grandezza naturale (umana), ma meno abbozzato che nel sogno, diciamo che lo abbiamo “perfezionato”… Entra in scena quasi da subito, “attivo”, e poi ci guarda ammiccante e compiaciuto. Il nome, ovviamente, è un riferimento ad Alma, la bambola di stoffa di Oskar Kokoschka, che il pittore aveva creato a immagine e somiglianza di Alma Mahler, della quale era ossessionato. Il resto è tutta una sorpresa, e si scoprirà solo a teatro!

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