Intervista esclusiva a Yuki Serino

Ho letto che ha iniziato lo studio del violino sotto la guida dei suoi genitori all’età di 3 anni. Si è interessata anche ad altri strumenti o la scelta del violino è stata quasi inevitabile, considerato che la sua è una famiglia di musicisti? Che cosa l’ha attratta di questo strumento?

Non posso dire che suonare il violino sia stata davvero una mia “scelta”… Con entrambi i genitori violinisti, entrambi con una buona carriera cameristica, la musica ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ero nella pancia di mia madre. È stato un percorso così naturale che non ho un ricordo preciso di quando abbia “deciso” di suonare il violino. Così come ricordo vagamente il momento in cui ho iniziato a parlare, allo stesso modo ho un ricordo vago di quando ho preso in mano lo strumento per la prima volta. Nonostante le ovvie difficoltà che si incontrano nel percorso di ogni musicista (perché diciamoci la verità, non sempre si riesce ad amare le ore e ore di studio..!), grazie all’approccio positivo che mia madre mi ha trasmesso nei primi anni, credo di essere riuscita a conservare intatta la mia gioia e la mia passione per la musica, che spero di riuscire a condividere anche con il vostro pubblico!

Ha mai avuto ripensamenti?

Nel mio percorso di studi, soprattutto negli ultimi anni, ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela. I commenti estremamente severi dei Maestri, la fatica dello studio, le paure sul palco, la rigorosa preparazione per concerti e concorsi… Tutto questo, a volte, è stato davvero impegnativo.
Ho avuto il grandissimo onore di studiare negli ultimi quattro anni con Pierre Amoyal, il mio attuale maestro, e ascoltando i suoi racconti di quando studiava con Jascha Heifetz, ho capito una cosa: ci siamo passati tutti, anche i più grandi.
Eppure, nonostante gli ostacoli, non ho mai pensato realmente di smettere, e so che non lo farò mai. C’è qualcosa che ripaga ogni sforzo: la reazione del pubblico alla fine di ogni concerto.
Sentire l’applauso, vedere l’emozione sui loro volti, oppure quando un bambino si avvicina e dice: “oggi ho deciso che voglio suonare il violino”…
Sono proprio quei momenti che mi fanno pensare: sono davvero fortunata.

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Leggendo la sua biografia non sembra possibile che lei abbia solo 18 anni! Quali sono stati i momenti più emozionanti del suo percorso?

Una delle mie conquiste più recenti è stata la vittoria al Concorso Internazionale “Città di Cremona”, una competizione di grande prestigio con una giuria di altissimo livello, che mi ha aperto molte porte. Naturalmente, non considero questa vittoria un punto di arrivo, ma un importante inizio. Senza dubbio però è stato un trampolino di lancio fondamentale per il mio percorso.
Ora, finalmente, dopo anni di grande sofferenza, ho uno strumento che mi rende profondamente felice, gentilmente concesso dalla Montecarlo Rare Violins. Oltre a questo, soprattutto nei mesi successivi alla vittoria, ho visto un grande cambiamento nei miei impegni, con nuove opportunità che mi stanno permettendo di crescere ancora di più.
Sono davvero grata per ogni occasione che mi viene data, per le persone che mi sostengono e per la possibilità di continuare a migliorarmi ogni giorno.

Come e quando è cominciata la sua collaborazione con Martin Nöbauer? Quali sono le caratteristiche del vostro modo di interpretare la musica da camera?

La mia collaborazione con Martin è iniziata in modo puramente casuale. Stava studiando per il Concorso Chopin per strumenti storici e, per prepararsi al meglio, aveva organizzato un concerto con un quintetto d’archi che lo accompagnava nel Concerto n. 1 di Chopin.
Purtroppo ero in Giappone per alcuni concerti e non potei suonare in quell’occasione, ma ricordo che gli dissi: «Dai, perché non leggiamo qualcosa insieme quando torno?». Era molto impegnato in quel periodo, e la prima risposta ricordo che fu «Sono davvero impegnato…» come per dire «Adesso non ho tempo…».
Infatti mi aspettavo un vago «Magari tra qualche mese…», e invece mi sorprese con un: «Beh! A inizio settimana prossima possiamo vederci!». Siccome avremmo provato una Sonata che lui non aveva mai suonato e che io non riprendevo in mano da mesi… mi sono messa a studiare di corsa!
Con Martin, oltre alla profonda comprensione musicale che abbiamo l’uno dell’altro – qualcosa che credo sia impossibile spiegare a parole –, ci lega la “fame” di imparare, di provare, di studiare a qualsiasi ora: la mattina presto, la sera tardi, nei periodi più impegnativi…. Ed è proprio questo che ci fa andare così d’accordo!

I brani che presentate a Torino sono legati da un filo conduttore? Perché avete scelto proprio quelle pagine?

Il programma scelto offre un percorso musicale attraverso diversi periodi, ognuno con una propria bellezza e carattere distintivo.
La Sonata per violino e pianoforte K. 379 di Mozart si distingue per la sua brillantezza, leggerezza e eleganza tipiche del Classicismo. Le Romanze di Clara Schumann, con la loro passione e intensa espressione emotiva, ci immergono nel Romanticismo. Infine, la Sonata per violino e pianoforte n. 1 di Fauré ci porta nel tardo Romanticismo, con sonorità eleganti e intime.
Questo programma è pensato per condurre il pubblico in un percorso emozionale che attraversa diversi stili, con l’intento di offrire un’esperienza musicale ricca e variegata.

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Progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro, ho in programma alcuni concorsi importanti a cui mi piacerebbe partecipare, e poi… si vedrà! Inoltre non vedo l’ora di buttarmi in alcuni progetti che sono ancora in fase di sviluppo, e che spero possano prendere forma nei prossimi mesi.
Sono inoltre molto grata per le opportunità di concerti che sto avendo, perché mi permettono di approfondire il mio lavoro e di esplorare nuove esperienze musicali.

I prossimi concerti dell’Unione Musicale

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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