Intervista esclusiva ad Alexander Gadjiev

Maestro Gadjiev, che cosa significa per lei essere artista in residenza dell’Unione Musicale e cosa rappresenta per la sua carriera?

Essere artista in residenza all’Unione non è solo un grande onore, l’Unione Musicale è infatti una delle più prestigiose ed antiche istituzioni musicali d’Europa, ma è soprattutto una grande possibilità: la possibilità di creare un legame speciale e più stretto col pubblico di Torino, e quella di portare progetti più particolari come il recital di Improvvisazione! Per la carriera è certamente importante poter dimostrare di avere ricevuto una tale fiducia da un’istituzione del genere, con la speranza che la nostra relazione continui nel tempo.

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Come è nata la collaborazione con il suo amico e collega Andrea Miazzon? Come è scaturita l’idea di questo concerto?

Questa idea è in realtà scaturita da molto lontano, quando, ai tempi del Covid, io ed Andrea ci siamo conosciuti ad un corso di contrappunto. Sin da subito è nata un’amicizia che è stata avvalorata anche dalla passione per l’improvvisazione. Abbastanza spesso ci trovavamo e passavamo qualche ora ad esplorare mondi sonori nuovi sul pianoforte. Poi abbiamo fatto assieme una masterclass con Noam Sivan che ci ha letteralmente spalancato gli occhi sulle possibilità di questo mondo, e da lì abbiamo sempre mantenuto questa passione e siamo felicissimi di poterla trasformare in realtà. Credo che la combinazione funzioni bene perché Andrea, da compositore, porta sempre riflessioni legate più alla visione d’insieme mentre io sono più spontaneo e legato alla ricerca del “momento”.

 

Per questo tipo di programma serve avere una cultura musicale piuttosto vasta, non solo in ambito classico. Che musica ama ascoltare? Come esecutore si dedica anche al jazz?

No, purtroppo non mi sono mai dedicato al jazz, ma Andrea l’ha fatto per un periodo. In quanto ad ascolti in realtà mi piace molto mantenere un orizzonte molto vasto; ascolto varia musica contemporanea “classica”, cioè musica più di ricerca, ma ascolto anche molto jazz, rock, e talvolta anche pop. Da ascoltatori l’unica cosa di cui si ha bisogno per un programma del genere è la curiosità di scoprire cose nuove e lasciarsi trasportare dalle possibilità del momento… noi stessi non sapremo in anticipo che strada prenderà ogni brano, e sarà anche grazie alla presenza del pubblico che ogni musica prenderà la propria forma…

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Ci può rivelare se nel vostro programma saranno presenti brani d’autore? Le vostre improvvisazioni partiranno da uno standard oppure realizzerete dei “medley” estemporanei su temi diversi o… altro ancora?

Nel programma non ci saranno brani d’autore! Il programma si comporrà proprio come una composizione: prendendo come spunto di ispirazione la relazione con altre arti, creeremo un filo conduttore in cui momenti di maggiore concitazione saranno seguiti da temi più lirici, cercando di trovare la miglior proporzione tra gli elementi. All’interno della nostra concezione non c’è l’idea di partire da un tema esterno e variarlo, ma davvero essere presenti all’attimo della creazione, e seguire la volontà della musica stessa. Invito tutti ad essere presenti e a partecipare a questo momento davvero irripetibile!

Intervista raccolta da Liana Püschel per l’Unione Musicale



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