Intervista esclusiva ad Arianna Savall

Arianna Savall, com’è nata la collaborazione tra lei e Petter Udland Johansen?

«Ci siamo incontrati per la prima volta nel 1995 durante un corso di musica antica nei Pirenei, a la Seu d’Urgell, in Spagna. Successivamente, abbiamo studiato musica antica insieme alla Schola Cantorum di Basilea, dove abbiamo condiviso molti momenti di musica da camera e opere barocche. Siamo diventati una coppia nel 1998, ma solo nel 2009 abbiamo fondato il nostro ensemble, Hirundo Maris che quest’anno festeggia il quindicesimo anniversario. Il nostro profondo amore per la musica antica, la musica tradizionale e l’improvvisazione è qualcosa che ha sempre plasmato ogni progetto che intraprendiamo».

 

Possiamo dire che il programma “Chants du sud et du nord” non solo tracci un affascinante viaggio musicale ma racconti anche la vostra storia, visto che Arianna Savall è di origine catalana e Petter Udland Johansen è nato a Oslo?

«Sì, assolutamente. Già da studenti, eravamo affascinati dalle culture musicali l’uno dell’altro. Ci sono stati molti incontri in cui Arianna cantava canzoni popolari catalane e Petter condivideva melodie norvegesi: in queste occasioni ci siamo resi conto di quanto queste due tradizioni avessero in comune. Attingiamo profondamente dalle nostre rispettive culture e, fondendo queste influenze, miriamo a creare qualcosa di nuovo: il nostro universo musicale. Queste tradizioni sono così ricche ed è importante per noi preservarle, pur lasciandole “respirare” ed evolvere attraverso la nostra musica».

 

Nel programma si alternano brani di musica antica e barocca di compositori celebri e canzoni popolari. Il vostro approccio a queste due tipologie di composizioni è diverso?

«Sì, la differenza sta nel fatto che le composizioni classiche spesso seguono una struttura definita che si deve rispettare e comprendere. Una volta conosciute le regole, c’è una certa libertà di interpretare e persino di improvvisare all’interno del quadro, ma si è comunque vincolati alle intenzioni del compositore.
Nella musica popolare, anche se è necessario essere consapevoli delle tradizioni e del modo in cui le cose sono state fatte nella storia, c’è più spazio per l’improvvisazione e per creare i propri arrangiamenti e interpretazioni. Anche il modo di cantare può differire tra i due tipi di musica. Molta della musica popolare che eseguiamo contiene infatti lunghi racconti con un carattere di ballata, dove l’aspetto narrativo gioca un ruolo ancora più centrale rispetto a quanto potrebbe avvenire nella musica classica».

 

Accompagnerete il canto con una varietà di arpe e di violini. Potete descrivere brevemente le caratteristiche principali dei vostri strumenti?

«Certamente! L’arpa gotica risale al Medioevo e al Rinascimento, e ha meno corde rispetto alle arpe moderne. Il suo suono è chiaro e delicato, perfetto per la musica antica, ed è capace di evocare purezza e limpidezza.
La lira è un antico strumento a corde, amato nell’antica Grecia. Ha una struttura piccola e maneggevole, e le sue corde si pizzicano con le dita o un plettro. La lira ha un suono dolce e lirico, capace di intrecciarci profondamente con la poesia e la narrazione.
L’arpa tripla barocca è particolare perché presenta tre file di corde, che permettono al musicista di suonare note cromatiche senza pedali. Ha un suono ricco e corposo ed era ampiamente usata nel Seicento.
Il violino Hardanger è uno strumento folkloristico norvegese con corde simpatiche aggiuntive sotto quelle principali. Produce un suono caratteristico e ronzante, tipico delle danze e melodie tradizionali norvegesi. Lo strumento presenta intricate decorazioni ed ha un suono profondo e risonante che ha un doppio mood: sia antico sia vivace.
Il mandolino è un piccolo strumento simile al liuto con doppi cori di corde, tipicamente disposti in quattro coppie. Ha un suono brillante che è usato in una vasta varietà di generi musicali, dal folk al barocco alla musica classica».

Intervista raccolta da Liana Püschel per l’Unione Musicale

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