Intervista esclusiva al Trio Debussy

A marzo tornerete al Teatro Vittoria, dove incontrerete un pubblico che vi considera quasi degli amici. Questo vi permette di stare più rilassati sul palcoscenico o aggiunge una responsabilità in più?

Piergiorgio Rosso: Non vediamo l’ora di incontrare il nostro pubblico dell’Unione Musicale, con il quale abbiamo condiviso, esplorato e festeggiato molto. La confidenza che si è creata negli anni ci investe della responsabilità di continuare a coltivare con cura e gratitudine il rapporto, come si fa appunto con amici preziosi che hanno attraversato molti decenni al nostro fianco.

Ho letto una vostra dichiarazione secondo la quale il vantaggio di essere un trio (rispetto a un quartetto) si rivela nel momento di prendere decisioni: non ci sono mai pareggi. Nello scegliere i brani che eseguirete nel concerto Eleganza e svago avete dovuto ricorrere ai voti o eravate d’accordo sin dall’inizio?

Francesca Gosio: A dire il vero l’idea è nata da un programma “danzante” proposto proprio nella serie Short track di Unione Musicale. Quando qualche anno fa un festival estivo del sud Italia ci ha chiesto un concerto adatto anche ai turisti in vacanza, non abbiamo esitato a tirarlo fuori dal cassetto. E no, non c’è stato bisogno di ricorrere ai voti: questo programma piace proprio tanto a tutti noi!

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Nel programma, costituito prevalentemente da danze, sembra esserci un intruso – il Trio in sol maggiore di Mozart – finché non si scopre il suo misterioso legame con il tango Por una cabeza. Quando avete scoperto la somiglianza tra il terzo movimento del Trio e il tango di Gardel? Vi siete dati una spiegazione?

Antonio Valentino: Con sorpresa ho scoperto la somiglianza studiando il terzo movimento di Mozart, quando le caratteristiche ritmiche e le sfumature melodiche hanno inaspettatamente evocato le note del tango Por una cabeza. Devo ammettere che mi diverte molto ritrovare queste allusioni musicali nascoste nelle composizioni, come piccoli segreti che arricchiscono l’ascolto.
Questo episodio mi ha portato a due possibili interpretazioni: potrebbe essere una memoria involontaria, con motivi musicali che riaffiorano inconsciamente, oppure una coincidenza fortuita che offre l’opportunità di confrontare opere di repertori diversi. In ogni caso, questa convergenza di stili ha stimolato tutti noi ad esplorare e apprezzare la ricchezza della musica, invitandoci ad instaurare un dialogo tra epoche e generi differenti.

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C’è un filo rosso che lega i brani in programma? Esistono altre parentele segrete (come quelle evidenziate nella domanda precedente)?

Trio Debussy: Sì, esiste un filo conduttore che lega questi brani, un percorso di energia ritmica, intensità emotiva e dialoghi tra stili diversi. Se Morricone, con il Tema di Deborah, si distingue per la sua dimensione lirica e contemplativa, il resto del programma è dominato dal movimento e dalla danza, declinata in forme differenti attraverso epoche e generi.

Le Danze polovesiane di Borodin evocano un dinamismo corale e trascinante con una funzione narrativa, mentre i Valzer di Šostakovič rileggono la tradizione mitteleuropea con ironia e raffinatezza. Piazzolla e Schnittke, invece, usano il tango come terreno di sperimentazione: il primo lo reinventa in chiave colta e contemporanea, il secondo lo destruttura in una visione quasi grottesca. Infine, Gardel e Gade riportano il tango alla sua essenza originaria, ma con una differenza essenziale: solo Gardel compose pensando esplicitamente alla danza, mentre per gli altri la dimensione coreutica resta un’evocazione, un riferimento che trascende il ballo per farsi pura espressione musicale. A rendere ancora più affascinante questo intreccio di connessioni è anche, come detto, la sorprendente somiglianza tra una variazione del terzo movimento del Trio in sol maggiore di Mozart e Por una cabeza di Gardel.

La caratteristica di questo programma, in fondo, è anche quella di riprendere una prassi molto diffusa nel Sette-Ottocento: la rielaborazione di brani originariamente pensati per un altro organico, spesso adattati per essere fruiti in una dimensione domestica. Grazie ai suoi contrasti e alle sue convergenze, ci invita a esplorare il legame tra musica e movimento, tra danza reale e danza evocata, rivelando il ruolo essenziale del ritmo, del gesto e del gioco delle trasformazioni nel linguaggio musicale.

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Intervista raccolta da Liana Puschel per l’Unione Musicale

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